Tour de France 2026, per Arnaud De Lie un altro ritiro lampo dopo quello al Giro d’Italia, ma il ds della Lotto-Intermarché difende la scelta di portarlo: “Avevamo fatto gli esami e non c’erano anomalie”

Ritiro nella quarta tappa al Giro d’Italia e ritiro nella terza tappa al Tour de France 2026, questo è il triste copione della stagione di Arnaud De Lie. Il leader della Lotto-Intermarché si è ritirato nel finale della terza frazione della Grande Boucle, nel momento in cui si trovava di fatto fuori tempo massimo. Il belga ha provato a resistere ma invano, fermato da problemi gastrointestinali, che lo avevano costretto a saltare anche la presentazione squadre. Un problema fisico che lo colpisce nuovamente dopo il Giro, quando anche aveva sofferto sempre per un virus gastrointestinale, in quel caso contratto per la contaminazione con sterco di mucca presente sul percorso della Famenne Ardenne Classic. Anche allora il belga aveva saltato la presentazione, cercato di stringere i denti nelle prime tappe e poi costretto al ritiro.

Una situazione che si è ripresentata quindi allo stesso modo in entrambi i Grandi Giri e che potrebbe far dubitare sulla scelta di convocare de De Lie, ma il direttore sportivo Kurt Van de Wouwer, in un’intervista a WielerFlits, ha tenuto a sottolineare come non ci fosse alcuna anomalia negli esami effettuati prima della partenza: “Dal punto di vista medico, non c’era assolutamente alcun motivo per non farlo partire. Avevamo anche fatto un esame del sangue e non erano state riscontrate anomalie, quindi era perfettamente giustificabile dal punto di vista medico lasciarlo correre”.

Si tratterebbe quindi di una semplice coincidenza sfortunata: “Sapevamo in anticipo che la prima parte del Tour sarebbe stata molto dura. Se poi si ha la sfortuna di ammalarti tre giorni prima della partenza, si capisce subito che si tratta di sopravvivenza. Purtroppo è andata così”. Consapevoli delle condizioni di De Lie, il team ha scelto nel finale odierno di non fermare il compagno Bastian Veistroffer, per evitare di perdere un altro uomo per il tempo massimo: “Sapendo che il tempo limite sarebbe stato molto difficile da rispettare, abbiamo fatto in modo che Veistroffer si staccasse da lui a cinquanta o sessanta chilometri dal traguardo. Non volevamo correre quel rischio. Arnaud alla fine si è ritirato all’ultimo punto di ristoro, a una ventina di chilometri dall’arrivo”.

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